Un tentativo di fissare dei punti nella memoria

Eccomi

Utente: PolarBear
Nome: Lorenzo
A qualunque età, non sono ancora riuscito a smettere di crescere. Da piccoli si pensava "da grande farò...", ma quando è che ci daranno il permesso di essere grandi? Intanto continuo a navigare in questa interminabile adolescenza, crescendo e cambiando e continuando a stupirmi del mondo e della vita.

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domenica, 24 gennaio 2010
Errori

Oggi ho tirao giù la birra dal fermentatore.
Sono quasi trenta litri di roba.
Devo dire che è venuta parecchio torbida, sarà perchè non ho cambiato letto di fermentazione dal turno prima, pare anche più scura di quello che dovrebbe essere, sempre bruno rossiccia ma intensa e non trasparente.
Primo errore, quindi.

Stavo sistemandola in sei dame impagliate per la presa di spuma e ho pensato bene di rabboccarla con l'avanzo della birra del turno precedente, tanto gli ingredienti e i lieviti sono gli stessi.
Solo che, vuoi il freddo, vuoi la stanchezza, vuoi il rincoglionimento, vuoi che qualcuno mi ha spostato le bocce nel caos apparente di casa... ho preso a rabboccare con l'idromele... me ne sono accorto solo verso la fine, dall'odore.

Ora.
Vuoi mettere che dagli errori non nasca qualcosa di buono?
Staremo a vedere.

Intanto ho da imbottigliare l'ippocrasso.

Postato da: PolarBear a 15:36 | link | commenti
areté

giovedì, 24 dicembre 2009
Solstizio

    I propositi erano di scrivere all'inizio del Solstizio, poi ogni sera mentre riflettevo sul momento... in effetti sono state delle giornate necessariamente piene, piene di lavoro e rifiniture di cose da fare, oggi stesso ho lavorato quanto necessario e poi sono andato in cento a salutare amici fino a trovarmi con il Pupo che si è sbattuto di venire a cercarmi per stare un ora insieme.
    Quindi sono qui, a quest'ora che non è né l'inizio della notte, né il suo apice, né tantomeno il volgere dell'ultima sua ora, un momento a casaccio, insomma, a scrivere di questo anno che sta finendo.

    E' stato  un anno faticoso, brutto nel suo bilancio, per quanti momenti belli e non accantonabili abbia portato. Panico e ansia lo hanno costellato. Ho vissuto accanto a persone con problemi di gestione personale e familiare, che per mia natura mi hanno un po' contagiato. Ho vissuto in mezzo ad una crisi economica dilagante, con amici che si trattengono dall'uscire una volta di troppo per stare attenti anche a quei 20 euro che possono servire in fondo al mese. Ho litigato in maniera amara con persone a cui voglio bene e che amo, per primo Fabio. Mi sono sentito inconcluso, statico, in preda ad una stasi che non è Temperanza ma che è un male.
    Queste volevano essere le riflessioni della prima sera, quella del 21.

    Il 22 ho accantonato il male dell'anno scorso, tramite una disanima mia interiore e il ritrovare i pezzi per rimettere insieme lo spirito di superare certe cose.
    Non c'è molto da dire in proposito, è una cosa interiore che non riesco a condividere a parole per scritto qui.

    Il 23 è stata la sera delle valutazioni positive. Sfrondato dal male, ho guardato l'anno passato per quello che ne è venuto di buono. Devo dire che il bilancio ha lasciato poche cose, anche se quelle poche sono luminosissime.
    Ho fatto alcuni piccoli passi, pratici, ho messo in moto dei cambiamenti che inizio a esperire adesso. Economicamente non me la sono cavata male, anche se non sono certo ricco né agiato, ma non posso lamentarmi di nulla che la casa la sto pagando, le spese pure, mangio come mi pare, esco la sera e mi compro anche delle discrete bischerate.
    Fabio è cresciuto, maturato tantissimo, mi stupisce e mi spiazza sempre. Un sentimento questo mio più da padre del figlio che non avrò mai che da amante dell'uomo che vedo fiorire. Un misto di orgoglio di essergli accanto, di amarezza per non avere un rapporto chiaro con lui e dolore per la stasi a cui ci stiamo costringendo entrambi.
    Altre cose, piccole e meno piccole, ma non esistenziali, più pratiche.

    Ecco stasera, la notte del rilancio. Occorre mettere insieme i pezzi e stilare i propositi, poi, con assoluta sincerità, mantenerli.
    Le energie ci sono, la volontà pure, si tratta di non perdersi in pigrizie.
    Migliore impegno. Nello sport per prima cosa, ma anche nella casa (che ne ha bisogno) e nelle attività di responsbilità.
    Passare il lavoro in secondo piano. Basta affannarsi, razionalmente lo so bene, devo accantonare l'ansia per un lavoro che è alla fin dei conti un lavoro da sottoposto, per dedicare le mie energie a quello che mi interessa per me.
    Voglio una stagione rievocativa come quella del 2008, ma anche meglio. Meno feste, forse, ma più crescita della Compagnia e migliore gestione.
    Voglio chiarezza e serenità nei rapporti con le persone, non mi voglio far trascinare in negatività. Sto pensando di sfrondare un po' di rami, specie quelli che non riesco a far convivere serenamente, quelli che danno problemi insomma.
    Voglio serenità nel cuore, trovare un mio assetto sentimentale che non mi faccia stare in ansia, che sia con Fabio o meno, ma lasciarlo ora non è proponibile.
    Voglio pianificare per sentire che non vivo lo ieri ma il domani, vivere con aspettativa, non con l'ansia di non aver chiuso.

    Ecco, saluterò il nuovo sole, il sole del nuovo anno, con questo in mente.

    Un augurio e un auspicio a tutti, che i vostri desideri possano avere una possibilità e che le vostre ansie restino nel passato.

Postato da: PolarBear a 22:29 | link | commenti (1)
areté

martedì, 08 dicembre 2009
Delusione

    Oggi ho preso una botta. Una di quelle che fanno male ma che non ti possono uccidere. Dopo aver intravisto una svolta, un riprendere di un rapporto da tempo interrotto e mai concluso, credevo di aver trovato un canale di aver mosso i passi giusti ed essere corrisposto nella voglia di riallacciare.
    Invece oggi ho constatato che l'essere in questione si è ritratto di nuovo come una chiocciola nel suo guscio, ritraendo la mano che sembrava aver teso, probabilmente per sbaglio.
    Quello che fa male è il modo. Non una parola, un rigo di mail, un gesto. Solo questo, cancellare un contatto. Telematicamente parlando, nel mondo dei social networks, è come chiudere una porta in faccia senza nemmeno avvertire.
    Una storia che ho già visto spesso. Spero sempre di aver a che fare con persone cresciute e in grado di mettere tre parole e un concetto in fila anche di fronte al proprio stesso imbarazzo. Invece mi devo sempre ricredere.
    Mettete pure fuori un cartello: "non importa se sei finocchio, basta che non ne parli, non ti ci comporti e non provi a vivere in quel modo".
    Fate schifo.

Postato da: PolarBear a 15:23 | link | commenti (5)
areté

domenica, 22 novembre 2009
Recensione: Nemico Pubblico

Recensione: Nemico Pubblico    S'era deciso di andare al cinema, su idea di Pamela, e di coinvolgere un po' i marozziani, diciamo a titolo di uscita sociale. All'inizio si voleva andare a vedere Parnassus, poi le impressioni tiepide di chi lo aveva già visto e l'alternativa sempre Depp-osa ci hanno fatto propendere per Nemico Pubblico, altro film a cartellone con grandi aspettative.
    In effetti l'idea che suggerisce il trailer di questo lavoro è un film gangster d'azione con quel sapore elegante e feroce degli anni trenta, nella Chicago che fu di Al Capone. Reminiscenti di prodotti come Gli Intoccabili, ci siamo preparati con voglia a vedere questo nuovo.
    Oddio, la mia predisposizione non era delle migliori, con il lavoro, i muratori in casa, un po' di amarezza per il Pupo che sta troppo impegnato e non si muove proprio come mi serve stavo quasi per droppare. Poi proprio il Pupo si è invitato a cena e mi ha caricato in macchina anda e rianda, minimizzando le cause di opposizione.
    Siamo dunque pervenuti al solito multisala, con una compagnia piuttosto ampia e alla fine variegata. Coda alla biglietteria delle grandi occasioni, coda al chiccaio ancora peggio, sala strapiena tanto che a noi (arrivati elegantemente a cinque minuti dall'inizio) sono toccati gli angoscianti posti in seconda fila.
    Veniamo al film?
    Siete sicuri?
    Vabbé! Lo avete voluto voi.
    Ci accomodiamo, mi appoggio all'amato bene con il proposito di trarne conforto, iniziano trailer e pubblicità, un quarto d'ora di dovere commerciale.
    Siete ancora a tempo ad andarlo a vedere da soli, devo proprio continuare?
    Potete anche non leggere e aspettare il prossimo post...
    No eh?!

    Inizia il film.
    Prima scena, un arresto che diventa una goffa evasione, con dettagli pulp e tanta confusione...
    Poi la fattoria, con due dialoghi inconseguenziali, poi la casa di East Chicago, con la maitresse rumena...
    Insomma, una serie di scene e personaggi, sparatorie, dialoghi, carceri, una scena di sesso gratuita (che ci sta sempre) ma in stile anni trenta (canotta e sottoveste).
    Il cast delle grandi occasioni, abbiamo un Jonny Depp che è ormai un astro affermato e poliedrico e un dicussissimo Cristian Bale, che piace e non piace (ha un'espressione sola che a volte diventa una e mezzo quando gli fa male lo stomaco), affiancati da tante facce conosciute di comprimari.
    Ecco, il bello del film è questo, il cast.
    Il resto è una merda di proporzioni pangalattiche.
    Il costume è approssimativo, non filologico e decisamente inelegante. Gli abiti sono in stile anni '50, diciamo un venti anni in anticipo, Abituati ai completi di Armani de Gli Intoccabili è stata una cosetta dura da digerire. Le armi raccattate tra i tommygun a ruota degli anni '20 (che ci stanno se solo avessero avuto la compiacenza di non sventolarli con una mano sola) alle mitragliatrici BAR della seconda guerra mondiale, passando per pistole automatiche e fucili a can
Recensione: Nemico Pubblicone mozze dai proiettili infiniti. Non so se me la sono sognata ma a un certo punto c'erano anche due scorpio silenziate...
    Gli arredi sono parimenti partoriti da uno scenografo spastico, con troppi riferimenti anacronistici e un cattivo gusto non indifferente.

    La storia, rimaneggiata e confusa rispetto alle cronache (e avevamo con noi Tommaso che si è documentato sull'argomento e ci ha strappato pure questa illusione di coerenza), trasforma un criminale violento e puttaniere in un romantico ribelle, che se avesse avuto una moto e trent'anni di vantaggio sarebbe stato un easy rider più volentieri. Del resto si sa, l'America ha bisogno di riferimenti ed eroi per rimpolpare la sua storia che di riferimenti e soprattutto di eroi è decisamente carente.
    Veniamo alla recitazione? Complice un pamphlet scadente e uno scenografo penoso, magari pure dei doppiatori e arrangiatori un po' economici, questi grandi attori si ritrovano con parole in bocca che non starebbero ammodino nemmeno alle recite delle elementari. I personaggi si muovono in maniera pretestuosa, declamando grandi princìpi altrui e non seguendo nessuna regola del buon senso.
    I criminali sono puerili e violenti, a tratti cavallereschi a tratti irasc
ibili, in pratica schizoidi. I poliziotti sono inetti, dal primo all'ultimo, allergici alla disciplina e incapaci di eseguire gli ordini più banali (quando hanno voglia di obbedire, ovviamente). I civili in pratica sono delle ombre, stanno lì a farsi ammazzare o a far mucchio, ma non hanno volto o carattere, non restano coinvolti nella trama, suggerendo quasi l'immagine di un'America connivente in cui le uniche persone vere agiscono nel crimine. Ci si potrebbe aspettare un giudizio popolare nel come la folla reagisce alle vicende, ma anche qui è tutto confuso: in mezzo alle sparatorie i civili restano impalati a guardare, salvo beccarsi l'occasionale palla in faccia, niente panico; durante gli arresti e le azioni di polizia stanno ugualmente a guardare, come se ci fosse il mercato.
    Ma la perla è decisamente la fotografia. Una cosa oscena, con luci crude che tagliano le scene in maniera asettica, inquadrature ridicole, a volte davvero troppo moderne. L'abuso della telecamera a spalla (una moda di questi anni a quanto pare) anche dove non ce n'è proprio motivo. Riprese in soggettiva dall'altezza dell'anca, campi stretti claustrofobici, slow motion immotivati, primi piani stomachevoli.
    E vogliamo parlare del romanticismo? Vabbé che è pretestuoso, ma lui è un don Giovanni mancato, che seduce con degli argomenti del tipo "a te ci penso io perchè l'ho deciso, molla tutto e vieni a rischiare la pelle e perdere la dignità con me che rapino banche e magari ci resto secco domani, ma vuoi mettere!?", per niente premuroso se non nel suo possessivo attaccamento alla femmina, che comunque non gli impedisce di darsi quando lei viene arrestata. Lei è (a parte brutta infame specie quando sorride che le si vedono i denti finti) sciatta e insensata, priva di emozione reale, una ragazza normale di basso ceto che piomba nel degrado dell'omertà al primo suggerimento diventando una dark lady senza portafoglio (e ancora senza fascino).
    Non vi racconterò il finale che magari volete ancora andarlo a vedere, ma finisce di schifo con una sequenza di un quarto d'ora nella quale mi sono praticamente addormentato addosso al Pupo (e non è stata l'unica volta durante la proiezione).

    Era un po' che non vedevo un film così brutto.

Postato da: PolarBear a 11:17 | link | commenti (2)

domenica, 15 novembre 2009
Recensione: L'uomo che fissa le capre

Recensione: L'uomo che fissava le capre    Ieri sera, abbandonato dalle prospettive più incredibile, dal Pupo che andava dai suoi amici brutti e attangliato dalla stanchezza di una coda di settimana troppo intensa (al lavoro, purtroppo), ho risolto per chiamare un po' di amici quasi seri e propinarmi un film.
    C'è una certa agenda da smaltire, che sono usciti diversi titoli che per un verso o per l'altro voglio vedere; ho optato per un gettonato e raccomandato "l'uomo che fissa le capre", dal sapore e dall'aspettativa surreale.
    Un secchio di gente all'UCI (ex Warner), alla fine s'era solo io e Mizio, ma pareva che tutto il sud ovest fiorentino avesse preso la smania di vestirsi da truzzo e ritrovarsi sotto la volta del multisala. C'era addirittura la coda al bar per prendere il caffè!
    In biglietteria (coda da grandi serate anche lì), il nostro campione non pareva avere tutto questo successo, con più di mezza sala libera a 15 minuti dall'inizio (posti G11/12 per noi, praticamente al centro della platea) surclassato da titoli come 2012, michael jackson, amore 14... il che testimonia quantomeno che la democrazia non è un metro di giudizio attendibile per la qualità.
    Sala incasinata, piena di gentaglia rumorosa, litigi per il posto assegnato, bizze per il pop corn...temevo per il peggio. Invece a inizio proiezione tutto si quieta, rientrando nei parametri normali. Una serie di trailer nella norma, roba già conosciuta.
    Ma veniamo a noi.
    Abbiamo un Ewan mc Gregor che interpreta uno scarsissimo giornalista di provincia, coinvolto per un gioco del destino in un qualcosa di completamente schiodato al seguito di un Geoge Clooney davvero fuori dal suo ruolo abituale. La trama si dipana a suon di flash backs, coinvolgendo un parossistico esperimento militare a metà strada tra il fantascientifico maccheronico anni '60 e l'ippy, con episodi risibili ma davvero niente di irresistibile. Accecati dalla loro delusione (in senso britannico) e da certe dosi di stupefacenti, i personaggi portano avanti una poco convincente avventura, giungono ad un finale goffo e irrisolubile che sfuma in una moralettina non intelleggibile.
    Da americano, lo spettatore potrebbe cogliere la critica feroce e sarcastica ai mezzi e ai metodi USA per le missioni di pace dal Viet Nam in avanti, da non americano occorre una certa preparazione giornalistica per cogliere quel livello di ingaggio.
    Una buona idea in generale, ma non sviluppata. Diciamo un sei e mezzo, dai!
    Molto meglio di tanto altro che ci propina la scena cinematografica, ora come ora, certo, ma se ci andate con una riduzione è meglio.

Postato da: PolarBear a 15:25 | link | commenti

mercoledì, 11 novembre 2009
Something's changing

    Arreggetevi forte, si sta alzando un vento strano.
    Credete nella sincronicità?
    No?
    E' uguale. Chi vuole intendere intenda, tutti gli altri in roulotte.

Postato da: PolarBear a 21:46 | link | commenti (3)

venerdì, 06 novembre 2009
Perchè vado in piscina?

Perchè vado in piscina?   Me lo stavo ponendo, questo quesito, mentre venivo via in macchina stasera. Certo, ci sono molte ragioni e non sono le stesse oggi come un anno fa. Mi piace esternare questa classifica dei perchè, in ordine di peso decrescente... oddio, non mi sembra che nessuno sia da meno, ma diciamo che se proprio ce li dobbiamo avere in ordine...

    1) Perchè mi fa bene. Sono un individuo tendenzialmente pigro e dubbioso in merito alle proprie possibilità fisiche; partecipare ad un allenamento di squadra nel quale ci sono tabelle da seguire, tempi cui ambire, altri che dipendono dalle tue prestazioni per giocare mi dà uno stimolo forte per un buon allenamento e mi fa sentire meglio (ora sto bene, stanco lesso ma senza mal di testa e indolenzimenti).

    2) Perchè mi piace il gioco e la squadra. Il gioco è bellerrimo, riuscire a combinare qualcosa in campo è una soddisfazione non indifferente (e pure vedere le facce terrorizzate della gente cui lo si racconta), non ho lo spirito dell'agonista, ma prima o poi un torneo bisogna lo faccia. La squadra è un bel gruppo, tempestoso nei suoi contrasti interni ma comunque accumunato da una motivazione forte. Crescendo ho imparato che stare con la gente è fondamentale e stare con tanta gente genera una sinergia di plusvalore assurda.

     3) Perchè lo faccio con il Pupo. Perchè dire il contrario? Ho iniziato con lui per farlo iniziare, non credevo nemmeno di riuscire a partecipare io stesso (anche se in cuor mio ho sempre voluto), ma farmi venire a prendere da lui (le sere di allenamento non posso spostare la macchina causa lavaggio strade) mi motiva tanto a non farmi prendere dalla pigrizia di una giornata troppo faticosa. E poi stare con lui è sempre un grande momento, anche se giochiamo contro o non possiamo relazionarci perchè in allenamento si sta concentrati.

    4) Perchè spero di incontrare ancora Daniele. Ebbene sì. L'altra settimana mi ha turbato e messo giù, ma la voglia di riagganciare qualcosa, la voglia di avere un'altra possibilità è un piccolo fuoco che sta lì e mi spinge a guardarmi intorno prima e dopo gli allenamenti, hai visto mai che non ricapiti di incrociarsi e io possa avere lo spirito di non girare il capo?

    5) Per la doccia. Vuoi mettere quanta acqua risparmio a casa?

Postato da: PolarBear a 22:07 | link | commenti (1)

martedì, 27 ottobre 2009
Dodici anni

    ...non bastano, non bastano ad andare oltre e recuperare la propria tranquillità.
Dicevo una volta che il tempo da solo non passa, è vero, va fatto passare.
E' come una melassa, non scorre come l'acqua, va accompagnato e sospinto.

    Ed ecco cosa succede a lasciare le trame della vita irrisolte, capita di incrociarsi, questa città è troppo piccola, e mi fa male, mi smuove, mi intristisce.
    Non saprei nemmeno cosa vorrei da questa coincidenza, se vorrei riallacciare un rapporto, probabilmente sì, lo desidero, ma al tempo stesso lo temo. Per quello che c'è stato, per il male che ne è scaturito nostro malgrado, perchè non so cosa lui ha potuto pensare di me e di noi in questo periodo di distacco forzato.

    Meno male che il Pupo cresce e riesce a cogliere questi momenti di emergenza, a tamponare con quello che può fare, a prodigarsi.

Postato da: PolarBear a 14:39 | link | commenti (1)

domenica, 27 settembre 2009
Grigliatina

    Fine di un'altra settimana intensa e nervosa. Siamo arrivati al sabato sera, dopo aver lavorato come sempre troppo, mi sono peritato di tagliare un po' di mucca per fare cenetta.
    La squadra di Rugby Sub era impegnata in un fine settimana di training camp e il momento migliore di un TC non è la fatica estenuante in vasca, non è l'imparare schemi e strategie, non sono i discorsi infervoranti, non è nemmeno la doccia ristoratrice... è la cena del sabato.
    Insomma, presomi l'onere e l'onore di provvedere alle cibanze, mi sono fatto trovare all'appuntamento con la macchina piena. A parte qualche nervosismo dovuto al traffico e al fatto che di sei macchine una sola aveva il navigatore per raggiungere casa di Francesco (bel posticino davvero), siamo finalmente giunti al loco e, con una logistica indegna, attrezzata la cena.

   Barbecue Il Pupo al barbecue, il sottoscritto al coltello, tante altre mani a pulir verdurine e fare insalate... in poco ci siamo messi a sgrifare. Avevo preparato un paio di cosette a casa: l'impasto per i crostini (tirato su col vin santo), un coccio di fagioli con le cotiche (successone) e i famosi spinacini speziati in agrodolce (poco speziati stavolta). Insalatina siciliana (finocchi e arance), pomodori e cipolla di tropea con aceto balsamico, due timide foglie di scarola e un po' di patatine hanno fatto il resto per addobbare la tavola.
    Intanto maiale e mucc
a venivano immolati a rispettosa distanza dalle braci (che la mucca ha paura del fuoco), mandati a cuocere con la pala finchè i rugbisti non hanno chiesto pietà.
    Tanta soddisfazione,
come sempre ma fa sempre piacere, nel vedere che tutti mangiano e nessuno si schifa.

    Questo diciamo è stato l'hardware.
    Il software sono le chiacchiere e il contatto umano. In effetti basta poco a volte per svoltare un rapporto e inquadrare diversamente le persone. Trenta parole, credo meno da parte mia, con Fefé mi hanno voluto dir tanto.
    Con il Pupo tutto a posto, dopo la burrasca che abbiamo passato in settimana. Non ne parlo in dettaglio, che è meglio, ma mi piace poter lasciar nota che c'è stata e che l'abbiamo affrontata insieme con forza e decisione, il che può essere difficoltoso quando si parte uno contro l'altro.

    Una nota per la squadra.
    Ci vuole più spirito di gruppo!
    Facciamo più spesso, anche senza il pretesto di ospitare gli stranieri al TC, una cena per stare insieme. Arrivare puntuali all'allenamento non basta se alla fine si va a giocare con dei semplici conoscenti. Mancavano un po' di facce ieri sera, c'erano sì tutti i veterani, il nerbo solido e antico della squadra, ma i giovani erano altrove, o diversamente presenti come si dice adesso.

Postato da: PolarBear a 11:01 | link | commenti (3)
rugby, subacqueo, pupo, areté

mercoledì, 23 settembre 2009
Pessimo umore

    Lo so, è parecchio che non scrivo.
    Avrei voluto raccontare della fine delle ferie, di un week end gastronomico col demonio, di uscite con le Bande Nere, del riprendere dei corsi Marozzo...
    Ma non ne ho avuto le energie e i tempi ispirati.

    Riapro oggi per dire solo che sono di pessimo umore.

    So pure perché, non dipende da me più di quanto non dipenda la fame nel mondo, o forse dipende da me...

Postato da: PolarBear a 14:05 | link | commenti (5)